2017
Nel 2011, a Primavera Araba appena iniziata, lavoravo in un centro di prima accoglienza mentre Gheddafi veniva ucciso a Sirte, in Libia. Ricordo di aver vissuto quel momento con la sensazione di partecipare a qualcosa di storico, un evento di grande rilevanza esistenziale e politica — la prima volta in cui ho sentito davvero di far parte di qualcosa di più grande. Al Jazeera News annunciava il ritrovamento del corpo di Gheddafi, ucciso a Sirte dai ribelli libici. Posso ancora sentire le urla di gioia di molti dei migranti ospiti del centro: nigeriani, somali, eritrei, afghani, tutti in fuga dalla Libia. Nella sala mensa il sole entrava deciso dalla finestra, le Alpi Marittime sullo sfondo. Uomini, donne e bambini erano sparsi intorno ai tavoli a festeggiare. Era un momento che meritava di essere fotografato, ma non avevo la macchina fotografica con me. Così lo attraversai dicendomi: un giorno farò una serie sui richiedenti asilo. Voglio conoscere le loro storie e raccontarle.
Questa serie di ritratti è nata cinque anni dopo, nel 2017, a Torino.​​​​​​​
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